Ma sopratutto chi è la piada?

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Celbre opera decorativa etrusca rivisitata con piadina romagnola
Una delle interpretazioni più ricorrenti colloca l’origine della piadina (o pjida) intorno al 1200 a.c., classificando il “pane azzimo cotto su lastre arroventate” di cui si nutrivano gli Etruschi come una probabile antenata della nostra beneamata Piada Romagnola.
Questa ipotesi potrebbe essere avvalorata dal fatto che numerose parenti della piada, focacce realizzate con cereali impastati e cotti su lastre di pietra o terracotta come la yufka turca, o la taguella dei Tuareg, risalenti allo stesso periodo, suggeriscono come la piada possa ragionevolmente essere considerata un alimento dalla origini arcaiche. La sua etimologia è, d’altra parte, incerta: probabilmente è collegata al greco “plaukous” (focaccia). Se si accetta tale ipotesi il termine deriverebbe  dalla dominazione bizantina (Esarcato) della Romagna.
Tuttavia il primo documento storico che cita il termine piadina risale solamente al 1371. Nella “Descriptio Romandiole” compilata dal Cardinale Angelico infatti si descrive che “...alla comunità di Modigliana fosse imposto, tra gli altri balzelli, un tributo per la Camera Apostolica di due piade”. Anche se risulta difficile immaginare che un tributo per una comunità stimata di circa 3000 persone potesse corrispondere a sole 2 piadine, almeno nella loro attuale conformazione, l’etimologia storica dell’alimento comincia qui ad assumere un plausibile fondamento.
Per qualche tempo però il pane della Romagna non gode di buona reputazione, in parte perché prodotto, soprattutto in tempi di carestia, con ingredienti di scarsa qualità, quali tralci, fave, ghiande macinate addirittura segatura, elementi che non potevano essere abbinati al processo di panificazione, ma essendo alla portata di tutti potevano attenuare in qualche modo i morsi della fame.

 

Si deve attendere il contributo di un Romagnolo DOC, nativo di San Mevar (San Mauro di Romagna - FC) per ottenere un reale riconoscimento culturale all’elemento gastronomico più rappresentativo della Romagna.
Giovanni Pascoli, nutre pochi dubbi sulle origini storiche del “Pane di Enea” o del “Pane rude di Roma”, e ne valorizza le origini storiche nei suoi poemetti tra cui non si può non citare “La Piada”:

“... il pane della povertà, che trovi

tu, reduce aratore, esca veloce,

che sol s’intrise all’apparir dei bovi:

 

il pane dell’umanità, che cuoce

in mezzo a tutti, sopra l’ara, e intorno

poi si partisce in forma della croce:

 

il pane della libertà, che il forno

sdegna venale; cui partisci, o padre,

tu, nelle più soavi ore del giorno  ...”

L'immagine del tradizionale simbolo della Romagna per eccellenza.
Immagine del celebre poeta Romagnolo che cita la Piadina in uno dei suoi poemetti.
E ancora meno incertezza esprime sulle sue qualità organolettiche.
 
L’ascendenza romana verrà poi ripresa anche nella tradizione culturale che si andrà affermando con la rivista “La Pié”, istituita nel 1920 da Aldo Spallicci.
 
Il rilancio dell’alimento avviene tuttavia, in modo deciso e definitivo, solamente nel secolo scorso, grazie all’avvento della farina di mais, che, mischiata a quella di grano tenero (per questioni più economiche che culinarie), serviva a preparare l’impasto: la sfoglia veniva tirata e cotta nel testo di coccio. La nascita e la distribuzioni dei vari chioschetti lungo le strade della Romagna ne hanno affermato la grande specificità territoriale.
 
Ad oggi al sua ricetta è quanto mai semplice e davvero alla portata di tutti: acqua, farina e sale, più olio o strutto. Tutto qui.
Ed è forse questo il suo punto di forza: la semplicità che la rende un alimento generoso e dal facile accostamento.
Si mangia calda oppure fredda ed è buonissima sia da sola che farcita con salumi, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette (da non disdegnare la farcitura dolce con nutella) ed in ogni caso si può accompagnare con ottimi e generosi vini tipici delle campagne romagnole (il sangiovese, il trebbiano, il pagadébit, l’albana, la cagnina, ecc.).
 
Ed é per questo che vi invitiamo a passare qui a Forlimpopoli, al chiosco di Tom e Jerry, dove potete ritrovare e rivivere la storia di questo meraviglioso alimento, la sua unicità, che si può gustare finalmente tutti i giorni, morso dopo morso...
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